Biologico e chilometro zero:

un binomio vincente

di Francesco Molan, bassopiemonte@viveresostenibile.net

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In molti si chiedono: “È meglio il cibo biologico o quello a chilometro zero?”. Apparentemente non esiste una risposta: da una parte abbiamo l’utilizzo di un metodo di coltivazione più rispettoso della terra (grazie al minor utilizzo di fertilizzanti e concimi chimici) e un cibo più sano e gustoso. Senza però avere alcuna assicurazione che esso provenga da agricoltori locali, anzi. Spesso accade, infatti, che la verdura (pur biologica) di stagione provenga non dalla nostra zona ma da altre parti d’Italia, se non da paesi UE o extra UE. Un vero peccato. È qui che entra in gioco il chilometro zero: in altre parole, si tratta di privilegiare quella produzione alimentare da filiera corta, che stabilisce un numero esiguo di passaggi tra produttore e consumatore (e, quindi, un prezzo equamente distribuito e frutto di un’intermediazione limitata), con possibilità di un dialogo diretto e la piena trasparenza. Ciò sostiene l’economia (e le botteghe) locale e abbatte le spese di trasporto e d’inquinamento inutili, garantendo la freschezza e la minima manipolazione delle materie prime, per mantenerne intatte le proprietà.

E allora? Cos’è meglio? Il biologico o il chilometro zero? Non c’è una risposta a questa domanda, perchè come spesso accade bisogna cercarla nel mezzo… sarebbe bene, infatti, che il cibo che entra nelle nostre case fosse sia l’uno che l’altro! A mio parere l’ideale sarebbe coltivare – almeno nella bella stagione – i propri ortaggi. Non solo perchè più sano e giusto, ma anche perchè rappresenta un’attività che si svolge all’aria aperta e che ci permette di alleviare le tensioni e lo stress delle nostre vite frenetiche e così “artificiali”. Chiaramente non tutti hanno la possibilità di vivere in campagna e quindi la soluzione per i cittadini può essere quella di utilizzare il proprio balcone (guardate cosa combina Marilù Mengoni nel suo articolo a pag. 6): creatività al potere!

Ma dove rivolgersi qualora non si abbia neanche la possibilità di coltivare l’orto sul bancone? O ci si voglia concedere uno sputino nella pausa pranzo? Ebbene, sono sempre di più le attività commerciali, i negozi, i Farmer Market, i Gruppi d’Acquisto Solidale (G.A.S.) e i ristoranti che si avvalgono d’ingredienti provenienti da agricoltura biologica e locale. Andando a spasso per i centri zona del Basso Piemonte potrete individuare diversi negozi, gastronomie o caffetterie dove i titolari hanno deciso di puntare sulla filosofia organic and local food. Sperando di non fare torto a nessuno (segnalateci in ogni caso attività analoghe alla mail della nostra Redazione), vorrei consigliare tre luoghi in particolare, uno per provincia: Orto Zero Cafè in Piazza Santa Maria di Castello ad Alessandria, Prendiamoci Gusto in c.so XXV aprile ad Asti e Zero Organic Food, in via Rattazzi ad Alba (CN). Meritano davvero una visita!

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